13 giugno 2017

Christopher Chu, fund manager Azionario Asia di Union Bancaire PrivéeFocus Corner

Christopher Chu, fund manager Azionario Asia di Union Bancaire Privée


Asia, Trump non fa più paura

La politica estera di Trump verso l’Asia – sostiene Christopher Chu, fund manager Asian equities di Union Bancaire Privée – ha fatto un notevole passo indietro rispetto alle promesse della campagna elettorale. Il presidente ha infatti cambiato atteggiamento nei confronti della Cina, ha mantenuto le alleanze militari con Corea del Sud e Giappone e si è frenato sul tema dei provvedimenti di stampo protezionistico

Asia, Trump non fa più paura

L’ottimismo del marcato relativamente alle aspettative di tagli alle tasse, spesa per infrastrutture e semplificazione legislativa da parte di Trump potrebbe essere messo sotto pressione se le lotte intestine al Partito Repubblicano e quelle con l’opposizione persisteranno. L’azionario globale ha visto un rally dopo l’elezione di Trump in base alla previsione per cui il controllo della Casa Bianca e del Congresso da parte dei repubblicani avrebbe permesso di portare avanti senza intoppi un’agenza pro-crescita.
Sembra che gli asset rischiosi che hanno beneficiato della scommessa sulla ripresa dell’inflazione sulla scia dell’elezione di Trump, si avviino a una correzione, con le valutazioni che sono diventate tirate e gli utili che riflettono la fiacchezza dell’economia interna. Tuttavia, nonostante i problemi che minacciano la Casa Bianca, pensiamo che l’outlook per l’azionario asiatico dovrebbe restare interessante.

La ripresa della Cina

Per il 2017, le aspettative di ripresa dell’economia cinese sono state viste come il secondo driver di crescita globale insieme al rinnovato ciclo degli investimenti negli Stati Uniti. Pechino ha implementato riforme dal lato dell’offerta politicamente difficili, mentre la spesa per le infrastrutture ha fornito una spinta verso l’alto ai prezzi delle materie prime.

Asia, Trump non fa più paura

Ancora più significativa la ripresa dell’attività interna, che ha rasserenato gli investitori sul fatto che i dati economici stanno transitando dalla quantità alla qualità. Il declino del surplus commerciale cinese rispetto ai mercati regionali suggerisce che una maggior quantità di beni importati sono stati utilizzati per il consumo finale piuttosto che per essere poi riesportati. La crescita nei flussi di turisti in uscita verso i paesi dell’Asean dimostra lo spostamento economico verso il consumo di esperienze, mentre la solida domanda per servizi di e-commerce era evidente nei risultati del primo trimestre di Tencent.
Una crescita di miglior qualità è importante per l’Asia se i dati economici degli Stati Uniti dovessero iniziare a deludere. L’aumento dei collegamenti intraregionali e del commercio multilaterale fanno da fondamento per le politiche economiche, specialmente dal momento in cui le economie asiatiche sono diventate sempre più allineate alla domanda dei Mercati Emergenti.

Il passo indietro di Trump

La politica estera di Trump verso l’Asia ha fatto un grande passo indietro rispetto alle promesse della campagna elettorale. Il presidente ha infatti cambiato idea rispetto alla decisione di etichettare la Cina come paese manipolatore di valuta, ha mantenuto le alleanze militari con la Corea del Sud e il Giappone e si è frenato sul tema dei provvedimenti di stampo protezionistico sul fronte del commercio.

Asia, Trump non fa più paura

Tutto questo potrebbe riflettere il suo bisogno di riposizionarsi dopo aver effettuato la scelta poco pratica del ritiro unilaterale dal Trans Pacific Partnership appena insediato al potere.
Se anche Trump riuscisse, infine, a implementare politiche di stampo protezionistico, queste decisioni potrebbero rivelarsi “donchisciottesche” e probabilmente raggiungerebbero gli effetti opposti generando maggiori costi per via della rottura nella catena di approvvigionamento e nelle inefficienze produttive.

Christopher Chu

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