3 aprile 2012

Focus Corner

Adrian Ash, head of research di BullionVault


Inflazione: investire in oro o in azioni?

La scelta più ragionevole per gli investitori sembra quella di detenere sia oro che azioni in portafoglio, riaggiustando la proporzione in funzione delle circostanze. Una ricomposizione del portafoglio potrebbe essere necessaria in questo momento, soprattutto di fronte all’aspettativa di un’inflazione in forte crescita

Il timore dell’inflazione sta diffondendosi a macchia d’olio. Le banche centrali temono che non ce ne sia abbastanza, chi guida perché al momento del pieno sembra essercene anche troppa, e i portaborse di Wall Street perché la vedono nelle rette scolastiche dei figli ma non nei loro salari.
Cosa accadrebbe se l’inflazione si mostrasse per davvero, in maniera così evidente che neppure chi è a comando delle banche centrali potrebbe ignorarla?
“Nel momento in cui l’inflazione sarà diventata evidente, dichiara John Paulson, forte supporter dell’oro, in una lettera ai clienti del suo hedge fund, l’oro probabilmente sarà cresciuto ulteriormente, ed è quindi meglio affrettarsi ad aprire una posizione”.
Paulson & Co. ha ottime ragioni per studiare (e promuovere) i movimenti del prezzo dell’oro. Possedere il 4% dell’enorme Sprd Gold Trust Etf (del valore complessivo di 71 miliardi di dollari) di certo aiuta a concentrarsi sull’argomento.

Oro: alleato durante l’inflazione?

L’effetto inflazione

Eppure il collegamento tra oro e inflazione sta apparendo anche tra altri, e più disinteressati, nomi della finanza. Come Paulson, anche Jeremy Grantham della Gmo dichiara che l’inflazione incombe. “È come un gorilla che ancora non è entrato nella stanza, ma lo puoi sentire battere i pugni nel petto fuori dalla porta” scrive nella sua lettera ai clienti.
L’aumento del costo della vita si abbatterà per primo su pensionati e su coloro che hanno investito i propri risparmi in bond. “Arriverà prima o poi e, prima che sia troppo tardi, è bene ricordare che le azioni proteggono dall’inflazione più di quanto si creda” continua la lettera della GMO, corredando le argomentazioni con grafici così densi da sembrare dipinti di Seurat.

…o le azioni?

A parte il puntinismo, Grantham concorda con Paulson sul fatto che è bene acquisire una posizione in oro il prima possibile. Mentre comprare azioni come protezione dall’inflazione quando ancora non è il momento potrebbe essere un errore da pagare caro. “Quando l’inflazione comincia a salire, il prezzo reale dell’oro sale, il prezzo reale dei bond ha un netto declino, e anche le azioni hanno un declino, ma molto inferiore” continua Grantham. Eppure, su un termine di dieci anni, “tali picchi inflazionari sono stati un problema molto relativo per chi aveva azioni (e oro), e un problema molto serio per chi invece possedeva bond”. E le azioni rimangono “sottovalutate come protezione contro l’inflazione”.
L’ultimo Global Investment Returns Yearbook di Credit Suisse sostiene invece che “i rendimenti delle azioni hanno avuto una correlazione negativa con l’inflazione” riporta Philip Coggan sull’Economist. “Peggio ancora, le azioni performano debolmente in periodi di elevata inflazione, e i governi nei prossimi anni avranno bisogno di inflazione per erodere il peso dei loro debiti. L’unica classe di asset con cui [gli autori Marsh, Dimson e Staunton] hanno trovato una correlazione positiva è l’oro. Eppure il ritorno reale a lungo termine dell’oro è stato di appena l’1% all’anno, appena migliore del cash”.

Bull dell’oro e bull delle azioni

L’uno per cento all’anno non basta nemmeno per comprare una lavatrice, figuriamoci per le rette scolastiche. Che fare allora? Comprare azioni, ma solo quando l’inflazione ha cominciato a decelerare (come del 1920, 1950 e 1980). Certo è che accorgersi del cambiamento di trend mentre sta avvenendo non è cosa semplice, soprattutto se si ritiene che il tasso di inflazione ufficiale non sia credibile. Fino ad allora, e mentre il costo della vita continua ad aumentare, comprare oro sembra l’unica soluzione, sostengono Paulson (bull dell’oro), Grantham (bull delle azioni) e pure gli accademici super partes della London Business School.
Il prezzo dell’oro sale più velocemente quando l’inflazione galoppa, dicono tutti. Eppure, se si osservano gli ultimi dieci anni (e la Grande Depressione del 1930), l’oro fa anche qualcos’altro. Nonostante lo scorso decennio sia stato quello con minore inflazione dal 1960, dal 2011 il prezzo dell’oro è sestuplicato. Quindi, o i dati sull’inflazione sono sbagliati, o l’aumento dei prezzi al consumo non è una condizione necessaria per l’aumento del prezzo dell’oro.

Rendimenti reali a 5 anni (%)

Cosa può influire più dell’inflazione? Secondo l’indice dei prezzi al consumo, il prezzo dell’oro reale è aumentato in maniera esponenziale durante l’ultimo decennio. Le azioni invece non hanno fatto molto. Negli ultimi 102 anni, includendo i dividendi, il rendimento reale delle azioni nel mercato azionario Usa è stato tipicamente negativo quando il prezzo dell’oro è salito, e positivo quando è sceso.
Questo modello si conferma anche analizzando i dati dell’epoca dello standard aureo. Su base quinquennale, le azioni e l’oro hanno dato agli investitori rendimenti positivi nel 59% dei mesi dal 1910. Durante un terzo di detto periodo entrambi gli asset sono stati positivi. Sono stati entrambi negativi durante meno del 7% in quel periodo, e ciò è avvenuto soprattutto durante il periodo inflattivo tra le due guerre.
La scelta più ragionevole sarebbe quindi detenere entrambi gli asset nel portafoglio, riaggiustando la proporzione a seconda delle circostanze. Una ricomposizione del portafoglio potrebbe essere necessaria in questo momento, soprattutto per chi ritiene che alle porte ci sia un periodo di forte inflazione. O per lo meno, così sembrano suggerire i dati storici.

Adrian Ash – BullionVault

 

 

 

 

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