6 giugno 2017

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Il motore ingolfato dell’industria italiana

I recenti dati Istat sulla produzione industriale italiana – sottolinea Richard Flax di Moneyfarm – lasciano il campo a un moderato ottimismo che potrebbe anche riversarsi sui mercati azionari. In ogni caso, l’approccio migliore su cui fare affidamento per gli investitori resta quello diversificato

Il motore ingolfato dell’industria italiana

Recentemente l’Istat ha pubblicato il dato sulla produzione industriale italiana relativo al mese di marzo, che è stato leggermente più positivo delle attese. La crescita del fabbricato si è attestata allo 0,4% rispetto al mese precedente e al 2,8% rispetto a marzo 2016. Entrambi i dati sono sopra le attese degli analisti, che prevedevano un rialzo congiunturale dello 0,3% e tendenziale del 2,4 per cento. Si tratta di un altro segnale positivo dopo la vampata di febbraio, ma in generale è ancora presto per lasciarsi andare all’ottimismo.
Se si considera il primo trimestre, l’output è leggermente in calo (-0,3%) per via del risultato negativo di gennaio, viziato da problemi legati alla distribuzione delle festività. In generale la macchina industriale italiana sembra ancora ingolfata, nonostante i segnali positivi degli ultimi mesi. Tra i comparti positivi troviamo proprio quello dell’auto, che ha fatto registrare un incremento del 9,5% anno su anno. Si tratta senza dubbio di una buona notizia, ma che potrebbe lasciare spazio anche a qualche considerazione amara se si pensa alla rilevanza che questa industria aveva in passato per il Paese.

Il motore ingolfato dell’industria italiana

Italy industrial production
[Source: www.tradingeconomics.com, ISTAT]

In Italia, il cui settore industriale è secondo in Europa solo a quello tedesco, la produzione è una componente fondamentale per determinare il risultato finale del prodotto interno lordo. Se osserviamo l’andamento dell’indice negli ultimi cinque anni notiamo un trend leggermente positivo. I dati Istat rivedono al rialzo le stime per l’anno in corso, portandole all’1%; a pesare maggiormente, secondo l’istituto di statistica, sarà l’aumento delle esportazioni, dovuto a un miglioramento delle prospettive per il commercio mondiale.

La politica industriale

In generale i dati degli ultimi mesi potrebbero aprire la strada a un cauto ottimismo anche se siamo lontani dalla svolta attesa. Moltissimi commentatori hanno puntato il dito contro la difficoltà nel pianificare politiche che possano sospingere questo moto positivo sia da un punto di vista fiscale sia da un punto di vista della produttività. Per citarne uno tra tutti, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha indicato quella che secondo lui, e secondo molti, sarebbe la via maestra: “Bisogna definire al meglio un coraggioso disegno di politica industriale – ha dichiarato a Milano Finanza – facendo leva sulle competenze dell’Italia, aggredire i ritardi che rallentano la crescita e favorire la circolazione di moneta”.

Il motore ingolfato dell’industria italiana

In molti pensano che l’Italia non abbia fatto abbastanza per proteggere il suo patrimonio industriale negli anni della crisi. Tanto per fare un esempio, che chiama ancora in causa l’auto, recentemente il governo tedesco ha rivelato, non senza suscitare polemiche, di aver offerto un supporto all’industria dell’auto per 175 miliardi dal 2007 a oggi. Anche negli Stati Uniti questo settore, come altri, è stato letteralmente tenuto in piedi dallo stimolo di Obama. In Italia questo non è successo, probabilmente anche per la poca agibilità fiscale che il Paese ha potuto giocarsi.

Moderato ottimismo

Senza voler recriminare sul passato, concentriamoci su questo incedere lento, sperando che non si tratti di una falsa partenza. I dati macro italiani, in un momento in cui i fondamentali dell’economia mondiale sembrano fornire un segnale di buona salute, lasciano il campo a un moderato ottimismo che potrebbe riversarsi sui mercati azionari, che potrebbero avvantaggiarsi della congiuntura positiva tra fondamentali in miglioramento e valutazione discrete. Nel frattempo, aspettando che la macchina si rimetta in moto e il motore cominci ad andare a pieni giri, l’approccio diversificato resta sempre la stella polare che dovrebbe guidare ogni investitore.

Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm

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